Dicono di noi

Acuni redazionali di firme del giornalismo:


La Magia del basket

La magia del basket. La gioia di un ciuff. Quella parabola e quello spin, quasi rivoluzioni planetarie, ideali traiettorie giottesche, con il pallone che va al suo nucleo, al cuore: il canestro o anello, the ring. L’altruismo di un assist, un arcobaleno oltre le braccia tese, un tiro dalla distanza, uno shot da Ohhh!, un sottomano (normale o rovesciato che sia), un contropiede vertiginoso, un taglio ben riuscito, il ball handling che fa fibrillare le rètine e incendia le vene, una schiacciata, tutte le potenzialità del tabellone (il miglior amico del giocatore! Dopo il coach…). Le gesta degli eroi oltre Oceano, le partite della squadra del cuore e gli idoli senza tempo, il sudore e le speranze, l’odore degli spogliatoi. Il piacere di una rimonta improvvisa e imprevista, ma anche il sale amaro della sconfitta, qualcosa che fa comunque crescere per meglio assaporare, un giorno, il dolce aroma della vittoria. Che cosa non è il basket? Anzi, che cosa è? Una domanda retorica. La felicità di stare insieme, imparare divertendosi, la fatica che non pesa, l’ardore… Potremmo continuare a lungo. E ciascuno sarebbe in grado di aggiungere altro ancora. Sentimenti, sensazioni, un panorama infinito… La magia del basket, appunto. La gioia di un ciuff. La generosa meraviglia di un passaggio smarcante, luce nel buio…
Ah Folgaria, Folgaria dai luminosi cieli, il carico glorioso della storia, il balsamo di un’atmosfera rara e preziosa, le lucciole che illuminano le notti come minuscole lanterne volanti (fascino e stupore senza parole) e i verdi, in ogni gradazione, della vegetazione… insieme con l’ipnotico rimbalzo dei palloni su ogni superficie di gioco praticabile, un ritmo irresistibile, quasi una pulsazione del cuore, i nuovi esercizi, le sfide 1 c 1, 3 c 3, 5 c 5, e chi più ne ha più ne metta! E quanti giovanissimi/e e giovani, assieme ai loro sogni; giovanissimi/e e giovani, assieme. Fucina d’amicizia, benefico vento, voci come nuvole in fuga e pronte a rincorrersi, in eterno viaggio verso l’orizzonte. Perché questa è giovinezza, questa è libertà, ed entusiasmo, condivisione, fantasia, l’arma della pacifica intelligenza, l’agonismo leale, il confronto costruttivo, il superamento, senza malefico stress, dei propri limiti.
Sono ventotto stagioni, dicansi ventotto!, che a Folgaria ogni estate ci si rivede e ci si ritrova: generazione dopo generazione, i figli hanno sostituito i padri, con l’augurio che i prossimi figli saranno ancora lì, a sbucciarsi le ginocchia per un pallone vagante, a catturare un rimbalzo, a provare quegli improbabili palleggi fra le gambe e dietro la schiena a velocità rock’n’roll, a spezzare il polso nell’esecuzione di un plastico tiro, quella parabola infinita e quello spin, quasi rivoluzioni planetarie…
Vorrei tornare bambino e ragazzo, spensierato, con tutte le possibilità del mondo aperte, e farmi un’estate a Folgaria, al Camp dell’amico Renatone (più passa il tempo è più ringiovanisce: ah taumaturgico basket!), a giocare, giocare, giocare… null’altro che giocare…. nella testa e nel cuore la splendida allegria di spingere una palla lungo il campo, effettuare il più clamoroso dei no look pass, da ricordare per sempre, anche senza uno scout NBA nei dintorni, segnare il tiro della vittoria e dare un cinque a chi l’ha subito (o il suo contrario). E sognare, sognare, sognare… con il basket, la poesia in movimento. Quella poesia in movimento che non si ferma mai, inarrestabile, come le nubi che corrono all’orizzonte, libere. E noi siamo in loro, liberi. Ah la magia del basket!
Grazie, Folgaria Basketball Camp, di esserci!

Alberto Figliolia


Un traguardo storico

30 ANNI DI BASKET A FOLGARIA GRAZIE AD UN COACH LUGHESE

Gianfranco CameriniLa storia dei 30 anni del Folgaria Basketball Camp che, sotto la guida di Renato Caroli, è cresciuto in maniera esponenziale divenendo uno dei più partecipati e migliori camp estivi di pallacanestro d’Italia. Lo dicono i numeri e la partecipazione di tante guest star a partire dal mitico Dan Peterson.

In vista del camp n.30 di Folgaria che si terrà nell’estate 2017 parla Renato Caroli, il grande coach dei giovani partecipanti, provenienti da tutta la Penisola.

Il Folgaria Basketball camp taglia il traguardo dei trent’anni. Trent’anni di vita per un camp partito da un’idea che si è via via sviluppata, lustro dopo lustro; tante idee divenute con il passare degli anni sempre più chiare, la voglia  di fare, un territorio stupendo e un grande amore per la pallacanestro giovanile: tre colonne portanti per il lughese Renato Caroli, l’uomo della Magnifica Comunità di Folgaria, certamente la persona giusta al posto giusto, la persona che con la sua tenacia e caparbietà, 30 anni fa, ha messo a punto, perfezionandolo nel tempo, quello che oggi può essere considerato senza ombra di dubbio uno dei migliori camp estivi di pallacanestro e non solo. Una settimana quella proposta ai camperini ed ai loro genitori oltre ad una natura stupenda in grado di offrire, divertendosi, una grande vacanza rigenerante. Molti parlano del numero uno. Già, “per me numero uno” quella frase famosa di coach Dan Peterson (senza ombra di dubbio “the number one”) che riecheggia ancora nella mente di tutti i camperini e degli amanti della pallacanestro.

Renato CaroliMa la storia prosegue… Renato Caroli, lughese D.O.C. in arte Renatone, guarda avanti, memore dei trascorsi ma, allo stesso tempo, con l’animo ricco di convinzioni che hanno sempre più attecchito nella sua mentalità di coach: non a caso è giunto all’edizione numero 30, quella che sarà una vera e propria festa, quasi la sua consacrazione. “Nemo profeta in patria” un concetto che inevitabilmente si è avverato e lui, per amore di quella grande terra che è il Trentino i paletti li ha piantati proprio lassù, pur “combattendo” tra mille difficoltà. Il fatto è che il suo obiettivo è stato raggiunto: Renatone, così viene chiamato dai più, ce l’ha fatta. Ha vinto un’altra grande battaglia ed ora è pronto per festeggiare un trentennale e per lavorare sodo, come ha sempre fatto. “Renato Villalta mitico giocatore della Virtus Bologna mi diede lo spunto ed io ho seguito attentamente tutti i suoi input; i suoi consigli in sostanza, da vero amico come poi si è rivelato, hanno portato il numero dei pochi giovani presenti durante il primo anno di vita a quanto ho ottenuto oggi. Sono soddisfatto, questa è la mia vita e non rinuncerei al camp per nulla al mondo. Debbo ringraziare i ragazzi della Glaxo Verona di cui ero il responsabile tecnico per la loro prima presenza. Parlo del 1988 e senza quello sparuto gruppo di giovani cestisti oggi il mio camp non spegnerebbe le sue 30 candeline e non sarebbe in possesso di quei miglioramenti che ha avuto anno dopo anno. Grazie di cuore al grande Renato Villalta e qualche ringraziamento lo lascio pure a me, ai ragazzi di Rovereto e alle guest star che si sono avvicendate in tre decenni a Folgaria. Nominarle tutte sarebbe proibitivo. Sono riuscito ad andare avanti, a compiere quella che ritengo modestamente un’impresa: nell’estate del 2017 il camp sarà ancora più attraente”. Possiamo parlare delle sue grandi motivazioni? “Sport, natura e vacanza a cui occorre aggiungere un’alta qualità dei servizi che ho ottenuto, inizialmente, grazie al colloquio costruttivo con le istituzioni e gli albergatori ai quali sarò sempre grato. Ho dato molto ed ho ricevuto per quanto ho dato. Quando passeggio nel cuore di Folgaria saluto una persona ad ogni metro o poco più e questa per me è una grandissima soddisfazione.

Renatone e Dan PetersonLa gente mi vuole bene, so di poter contare su di loro, sempre. Non so in quanti possano dire le stesse cose”. In sostanza lei si sente parte integrale di una grande famiglia “Effettivamente è così: oramai faccio parte di una grande famiglia e voglio continuare a vivere con loro questi momenti unici. Gli abitanti sono magnifici, come la loro comunità, le istituzioni a livello locale e provinciale, azienda per il turismo inclusa, molto collaborativi. E la piazza, quella piazza che in estate si riempie di giovani che corrono gridano e dimostrano tutta la loro felicità per me è motivo di orgoglio e grande soddisfazione. Tutto ciò mi sprona a proseguire cercando di anno in anno di migliorare ancora: una vera e propria sfida che non conosce soste. Spero di essere stato e di essere tuttora all’altezza della situazione, di aver fatto felici camperini e genitori. Non posso fare a meno di ringraziare l’intero staff, competente ai massimi livelli. E questo grande e magnifico sogno tramutatosi in realtà mi regala ancora oggi fortissimi stimoli”.

In memoria di Gianfranco Camerini